Dal giglio angioino ai pali d'Aragona: come cambiò il Regno di Napoli (e perché questa storia riguarda anche il Lazio meridionale)
Per quasi due secoli il Regno di Napoli fu governato dalla dinastia angioina. Dal 1266, anno della vittoria di Carlo I d'Angiò su Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento, il Mezzogiorno entrò stabilmente nell'orbita della casa d'Angiò.
Ma nel XV secolo quell'equilibrio si incrinò. Il passaggio dagli Angioini agli Aragonesi non fu un semplice cambio di sovrano: fu una lunga guerra di successione che coinvolse l'intero Regno, le grandi famiglie feudali e anche territori apparentemente periferici come la Contea di Fondi.
Una successione senza eredi
Il punto di svolta fu il regno di Giovanna II d'Angiò-Durazzo (1414-1435). Ultima sovrana del ramo napoletano degli Angioini, Giovanna non ebbe figli e il problema della successione divenne presto il principale nodo politico del Regno.
Per consolidare la propria posizione, nel 1421 la regina adottò come erede Alfonso V d'Aragona, già re d'Aragona e di Sicilia. L'accordo, tuttavia, durò poco: i rapporti tra i due si deteriorarono rapidamente e Giovanna revocò l'adozione nel 1423, scegliendo come nuovo erede Luigi III d'Angiò, appartenente al ramo angioino-provenzale. Alla morte di Luigi, nel 1434, la designazione passò al fratello Renato d'Angiò.
Alla morte della regina, nel febbraio 1435, il Regno si trovò così con due pretendenti, entrambi convinti di possedere un titolo legittimo alla corona.
Una guerra per il controllo del Mediterraneo
La contesa non riguardava soltanto un problema dinastico.
Il Regno di Napoli rappresentava uno dei principali Stati della penisola italiana e occupava una posizione strategica nel Mediterraneo. Per Alfonso d'Aragona il controllo di Napoli avrebbe completato il sistema politico che già comprendeva Aragona, Catalogna, Valencia, Sicilia e Sardegna; per Renato d'Angiò significava invece mantenere viva la tradizione angioina inaugurata da Carlo I nel XIII secolo.
Ne seguì una lunga guerra, combattuta sia con le armi sia attraverso alleanze politiche, durante la quale molti feudatari del Regno furono costretti a scegliere da quale parte schierarsi.
La conquista di Napoli
Dopo anni di conflitti, Alfonso riuscì a prevalere.
Nel 1442 entrò vittorioso a Napoli, assumendo il titolo di Alfonso I re di Napoli (Alfonso V d'Aragona nella numerazione aragonese) e inaugurando la dinastia aragonese nel Regno. La conquista non cancellò completamente la presenza angioina, ma segnò un profondo cambiamento negli equilibri politici dell'Italia meridionale.
Cosa cambiò per la nobiltà?
Il nuovo sovrano dovette consolidare il proprio potere attraverso una politica di conferme, ricompense e nuove investiture.
Molte famiglie feudali conservarono i propri possessi, ma dovettero ridefinire i rapporti con la nuova monarchia. In altri casi, la fedeltà dimostrata durante la guerra di successione fu premiata con incarichi, privilegi o conferme dei diritti feudali.
Tra queste famiglie figuravano anche i Caetani, signori della Contea di Fondi e del Ducato di Traetto. Le fonti documentano come Cristoforo Caetani, inizialmente fedele a Giovanna II, dopo la morte della sovrana sostenne Alfonso d'Aragona, ottenendo da quest'ultimo la conferma dei propri titoli e della successione nella contea. Il figlio Onorato II proseguì poi il rapporto con la nuova dinastia.
Quando anche un affresco può raccontare la politica
Le trasformazioni dinastiche non lasciarono tracce soltanto nei documenti.
Nella Sala Grande di Palazzo Caetani, a Fondi, è conservato un affresco attribuito da alcuni studiosi al beato Carlo di Blois-Châtillon, figura strettamente legata al ramo angioino-provenzale. L'opera presenta un'evidente fase di occultamento dovuta alla costruzione di una muratura che ne ha coperto parte della superficie.
Le ragioni di questo intervento non sono documentate. Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi è che la copertura possa essere collegata al mutato orientamento politico della famiglia Caetani nel corso del XV secolo, ormai inserita nell'orbita aragonese. Si tratta, tuttavia, di un'interpretazione storiografica e non di un fatto attestato da fonti dirette.
Se questa lettura fosse corretta, l'affresco rappresenterebbe un interessante esempio di come il mutare degli equilibri politici potesse influenzare anche la decorazione e la memoria delle residenze signorili.
La storia non cambia solo nei libri
Il passaggio dagli Angioini agli Aragonesi fu uno dei momenti più importanti della storia del Mezzogiorno medievale.
Non cambiò soltanto il nome della dinastia regnante: cambiò il sistema delle alleanze, il rapporto tra monarchia e feudatari e, probabilmente, anche il modo in cui il potere veniva rappresentato negli spazi pubblici e privati.
A volte questi cambiamenti sono raccontati dalle cronache. Altre volte rimangono impressi nei muri di un palazzo.
Bibliografia essenziale
Abulafia, D., The Western Mediterranean Kingdoms, 1200–1500. The Struggle for Dominion, Routledge;
Galasso, G., Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese, UTET;
Ryder, A., The Kingdom of Naples under Alfonso the Magnanimous, Oxford University Press;
Ryder, A., "Giovanna II d'Angiò", in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana;
Vitolo, G., Il Regno angioino, in Storia del Mezzogiorno.

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