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Carlotta Gaetani dell'Aquila d'Aragona

universitasfundana
2 lug
Tempo di lettura: 4 min

Nel secondo articolo dedicato alle storie delle nobildonne dei Gaetani dell’Aquila d’Aragona, le cui statue sono presenti nella Cappella Sansevero di Napoli, ci occupiamo della figura di Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona. Nel precedente contributo abbiamo ricostruito la vicenda di Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Le due donne non erano soltanto accomunate dall'appartenenza al medesimo casato: Cecilia era infatti figlia di Nicola Gaetani dell’Aquila d’Aragona, mentre Carlotta era figlia di Tommaso, fratello di Nicola. Le due nobildonne erano quindi cugine di primo grado e fu proprio all'interno di questa trama di rapporti familiari che si inserì il matrimonio tra Carlotta e Raimondo di Sangro, destinato a rafforzare ulteriormente il legame tra i di Sangro e il ramo dei duchi di Laurenzana.


Comprendere questo intreccio genealogico è fondamentale per leggere correttamente il ruolo di Carlotta all’interno della Cappella Sansevero, dove la memoria familiare non si limita a celebrare singole figure, ma costruisce un vero e proprio programma dinastico e simbolico.


Una donna nel cuore della nobiltà napoletana


Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona nacque nel 1718 da Tommaso Gaetani dell’Aquila d’Aragona e da Guglielmina de Mérode, all’interno di una delle più importanti casate del Regno di Napoli. Il ramo dei Gaetani, infatti, dopo la perdita dei feudi di Fondi e Traetto alla fine del Quattrocento, aveva consolidato la propria presenza nella nobiltà meridionale attraverso nuove alleanze e ramificazioni territoriali, tra cui quella dei duchi di Laurenzana.

Carlotta crebbe dunque in un ambiente aristocratico profondamente intrecciato con le principali famiglie del Regno, in cui i legami matrimoniali rappresentavano uno strumento fondamentale di equilibrio politico e sociale.


Il suo matrimonio con Raimondo di Sangro, celebrato nel 1737, si inserisce perfettamente in questa logica dinastica. L’unione non solo consolidava i rapporti tra due importanti casate, ma rafforzava anche la continuità di una rete familiare che aveva radici profonde nella storia del Mezzogiorno.


Dalla loro unione nacquero diversi figli, anche se non tutte le fonti concordano con precisione sul numero esatto, segno della difficoltà di ricostruire con assoluta certezza alcuni dettagli della loro vicenda familiare.


La Sincerità: il volto simbolico di Carlotta nella Cappella Sansevero


All’interno del complesso programma iconografico della Cappella Sansevero, Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona è ricordata attraverso la scultura della Sincerità, realizzata da Francesco Queirolo.


La figura femminile è rappresentata come una donna di serena eleganza, avvolta in un panneggio armonioso che regge nella mano sinistra un cuore e nella destra un caduceo. Il primo simbolo rimanda alla carità e all’amore, mentre il secondo richiama la pace e la ragione, ma anche una più profonda dimensione ermetica legata alla tradizione alchemica.

Il caduceo, infatti, già attributo di Mercurio nell’iconografia classica, assume nel linguaggio simbolico settecentesco un significato ulteriore: la coincidentia oppositorum, l’unione degli opposti, principio centrale della filosofia ermetica e delle speculazioni esoteriche care a Raimondo di Sangro.


La veste sottile, invece, simboleggia la trasparenza d'animo e l'assenza di inganno, mentre alla base della composizione compaiono un putto e due colombe. Questi sono simboli di purezza, fedeltà coniugale e fertilità, ma anche, in chiave alchemica, del processo di trasformazione della materia verso il suo perfezionamento (albedo).


La stessa impostazione iconografica deriva in parte dalla tradizione dell’Iconologia di Cesare Ripa, ma viene reinterpretata secondo il linguaggio originale del principe di Sansevero, che arricchisce le virtù morali con riferimenti scientifici, filosofici ed esoterici.

In questo senso, la Sincerità non è soltanto una celebrazione delle qualità morali attribuite a Carlotta, ma diventa parte integrante di un sistema simbolico più ampio, in cui ogni scultura della Cappella dialoga con le altre in una complessa rete di significati.


Una virtù nel programma della Cappella Sansevero


Come già osservato nel caso della Pudicizia dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, anche la Sincerità non può essere letta come un semplice monumento funerario. Essa si inserisce infatti nel più ampio progetto voluto da Raimondo di Sangro per la Cappella Sansevero, concepita come un vero e proprio tempio della memoria familiare e della conoscenza.


La scelta di rappresentare Carlotta attraverso la Sincerità riflette non solo un ideale morale del tempo, ma anche una precisa costruzione simbolica in cui le virtù diventano il linguaggio attraverso cui la famiglia viene eternata.


Le storie che emergono dalla Cappella Sansevero non appartengono mai a un singolo tempo né a una singola vicenda. Esse si intrecciano tra loro, si riflettono nelle genealogie delle grandi famiglie nobiliari e si trasformano, attraverso l’arte, in memoria condivisa.


La figura di Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona, moglie di Raimondo di Sangro e rappresentata nella Cappella attraverso la virtù della Sincerità, si inserisce proprio in questo intreccio: quello di una famiglia che, attraverso sangue, alleanze e simboli, ha lasciato a Napoli una delle testimonianze più complesse e affascinanti del suo patrimonio storico e artistico.



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Post: Archeologia/Urbanistica
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