Storie dei Gaetani dell'Aquila d'Aragona: Cecilia, Carlotta e Giulia nella Cappella Sansevero a Napoli
Tra le rinomate sculture presenti all’interno della Cappella Sansevero di Napoli spiccano le opere dedicate a Cecilia, Carlotta e Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona. Questa nobile famiglia vede le sue origini nel basso Lazio (Contea di Fondi e Ducato di Traetto, feudi del Regno di Napoli) e nei secoli è sempre stata molto legata alla corte partenopea. La presenza di queste sculture a Napoli, quindi, non è un caso, anzi si tratta di una storia più ampia e complessa.
La famiglia Caetani (originaria di Gaeta) si è legata più volte ad altri nobili, tanto che nell’ultima variazione del nome troviamo tre casate: Caetani, dell’Aquila e Aragona.
Per discorrere in maniera più approfondita di queste tre figure reputo necessario partire da un excursus sulle origini della famiglia, all’inizio nata solo come Caetani. L’unione tra questi ultimi e i dell’Aquila avvenne nell’ottobre 1299 a seguito del matrimonio tra Roffredo III Caetani (nipote di Papa Bonifacio VIII) e Giovanna dell’Aquila, ultima erede del Conte di Fondi Riccardo dell’Aquila. Attraverso questa unione i Caetani entrarono in possesso dei feudi di Fondi e Traetto divenendo così i Caetani dell’Aquila; strategia, questa, architettata da Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) per estendere la propria influenza sui territori del Lazio meridionale.
L’unione con gli Aragona avvenne, invece, intorno al 1487. Un paio di anni prima ci fu una rivolta baronale nel Regno di Napoli contro re Ferrante d’Aragona (Ferdinando I). A questo scontro (noto come la congiura dei baroni) prese parte Pierbernardino Caetani figlio del Conte di Fondi e Duca di Traetto Onorato II Caetani dell’Aquila, il quale congiurò contro il re e contro suo padre. Tuttavia Onorato II, fedele al sovrano, fece rinchiudere il figlio Pierbernardino nella Torre di San Vincenzo dove morì pochi mesi dopo. Successivamente re Ferrante, in segno di riconoscenza al conte di Fondi, concesse la mano di sua nipote Sancia d’Aragona al nipote Onorato III Caetani (Duca di Sermoneta e figlio di Pierbernardino). Tuttavia Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) sciolse il matrimonio, concedendo però di sposare Lucrezia d’Aragona figlia di re Ferrante. Fu questo il momento in cui i Caetani dell’Aquila divennero Gaetani dell’Aquila d’Aragona, a testimonianza degli stretti rapporti con la corte di Napoli e la famiglia spagnola.
Tuttavia la famiglia dei Caetani non governò sempre su questi territori; infatti, nel 1497 i feudi di Fondi e Traetto (Minturno) passarono per confisca al condottiero Prospero Colonna mettendo un punto all’influenza dei Caetani sui territori del basso Lazio.
La memoria di questa famiglia non si perde, però, nelle pagine del tempo, anzi. Napoli è ancora scrigno di vicende che vedono i Gaetani dell’Aquila d’Aragona ancora attivi, e il filo conduttore sono proprio le tre figure scolpite all’interno della Cappella Sansevero.
La prima nobildonna di cui si vuole parlare in questa serie di interventi è Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, per la quale si è ritenuto opportuno ricostruire il percorso che la collega ai feudi di Fondi e Traetto. Sebbene il ramo principale dei Gaetani dell'Aquila d'Aragona avesse perso questi feudi alla fine del XV secolo, la discendenza familiare continuò a svilupparsi all'interno del Regno di Napoli attraverso il ramo dei duchi di Laurenzana.
Da Luigi Gaetani dell'Aquila d'Aragona, duca di Traetto e discendente degli antichi conti di Fondi, la linea passò a Scipione Gaetani e quindi ad Alfonso, primo duca di Laurenzana. Attraverso successive alleanze matrimoniali con le famiglie Carafa, Capua e Aragona, il casato consolidò il proprio prestigio nella nobiltà meridionale fino a giungere a Nicola Gaetani dell'Aquila d'Aragona e ad Aurora Sanseverino. Dal loro matrimonio nacque Cecilia, la donna che avrebbe dato alla luce Raimondo di Sangro e il cui ricordo venne immortalato nella celebre Pudicizia della Cappella Sansevero.
La famiglia dei Gaetani dell’Aquila d’Aragona, quindi, a seguito della confisca dei feudi da parte dei Colonna, avrebbe spostato le proprie attività in altre aree del Regno di Napoli, mantenendo comunque un legame con il territorio d’origine come si evince dalle sculture presenti nella Cappella Sansevero. Questa, conosciuta anche come Santa Maria della Pietà (o Pietatella), venne fondata alla fine del XVI secolo da Giovan Francesco di Sangro. Fu però il settimo principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, che tra gli anni ’40 e ’70 del 1700 commissionò l’ambiente ricolmo di opere come lo vediamo oggi. L’intento del principe era quello di realizzare un mausoleo nobiliare e un tempio “iniziatico”, sintesi della sua personalità da mecenate, amante delle arti, della scienza e dell’alchimia, nonché dell’esoterismo.
In questo senso le sculture di Cecilia, Carlotta e Giulia si inseriscono in un programma iconografico voluto dallo stesso Raimondo per esaltare le virtù morali e la memoria della famiglia.
A questo punto è legittimo chiedersi: chi era Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona? Fu la madre di Raimondo di Sangro deceduta all’età di ventitré anni, il 26 dicembre 1710. Apparteneva ai duchi di Laurenzana, amante della cultura e dell’arte, passioni con cui venne a contatto sin dalla fanciullezza per mezzo della madre Aurora Sanseverino, conosciuta per essere una delle intellettuali, poetesse e protettrici degli esponenti più famosi e influenti del sud Italia. Quando Raimondo commissionò le opere della cappella dedicò alla madre la celebre statua della Pudicizia scolpita da Antonio Corradini nel 1752 e che rappresenta il dolore mai superato per la morte della madre, quando il principe non aveva ancora compiuto neppure un anno. Il tema della Pudicizia (o Verità velata) ha tre livelli si significato: biologico-familiare, massonico-esoterico e archetipico.
Riguardo al significato biografico il principe volle onorare la memoria della madre; infatti la composizione della lapide simboleggia l’esistenza della donna interrotta troppo presto. Lo sguardo perso nel vuoto è sintesi del dolore e del distacco nonché del mistero del tempo che fugge. Il dettaglio dell’albero e dei fiori fanno parte di una quercia che nasce dalla roccia, mentre le rose rappresentano la fragilità della bellezza e la ciclicità della vita.
Il significato esoterico ed illuminista che gli attribuisce il nome di Pudicizia (o Verità velata) indica una delle virtù necessarie per l’ingresso nell’ordine della Massoneria del Regno di Napoli dove Raimondo di Sangro fu Gran Maestro. Il simbolo incarna, quindi, la Conoscenza iniziatica, dove il velo rappresenta il segreto che copre le verità supreme poiché la Sapienza antica non è immediatamente visibile per i non iniziati. L’attributo di Verità deriverebbe dall’immagine utilizzata nel frontespizio dell’Encylopédie di Diderot e d’Alambert, opera simbolo dell’Illuminismo europeo. Infine, il bassorilievo recita il Noli me tangere, riferito a un episodio di Cristo quando disse alla Maddalena: “Non mi trattenere”. Quest’immagine restituisce l’idea del divino e della conoscenza superiore come elementi che l’uomo ordinario non possiede naturalmente.
Infine, il significato archetipico riguarda il culto della dea Iside. La particolarità è che la scultura sorge nel medesimo punto in cui in epoca romana si trovava il tempio dedicato alla dea egizia. Iside era associata al mistero, alla natura, alla scienza iniziatica e la tradizione iconografica la vuole raffigurata con un velo. Ultimo, non per importanza, è l’incensiere ai piedi della statua che si rifà ai rituali di purificazione legati ai culti orientali.
In conclusione, le storie che ascoltiamo in un luogo non iniziano e non terminano in esso, ma continuano nel tempo intrecciandosi ad altre vicende fino a tessere una sottile rete da sciogliere ogni volta che si riporta alla memoria un aneddoto. La cappella Sansevero a Napoli ne è un esempio.
Sitografia di riferimento:
Museo Cappella Sansevero - Napoli: https://www.museosansevero.it/
Dizionario biografico Treccani Gaetani dell'Aquila d'Aragona: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaetani-dell-aquila-d-aragona-niccolo_(Dizionario-Biografico)/
Genealogia di Cecilia Gaetani dell'Aquila d'Aragona: https://gw.geneanet.org/fracarbo?lang=it&p=luigi&n=gaetani+dell+aquila+d+aragona
Il ramo piedimontese della famiglia Gaetani: http://pm2010.altervista.org/ramogaetani.pdf
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