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Giulia Gaetani dell'Aquila d'Aragona: la prima alleanza tra i Gaetani e i di Sangro

universitasfundana
7 lug
Tempo di lettura: 5 min

Nel percorso dedicato alle nobildonne dei Gaetani dell’Aquila d’Aragona ricordate all’interno della Cappella Sansevero di Napoli, dopo aver raccontato la storia di Cecilia e Carlotta, è necessario compiere un salto indietro nel tempo per incontrare la figura di Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona.


Le tre donne, scolpite attraverso le virtù della Cappella Sansevero, non rappresentano soltanto singole figure femminili, ma costituiscono i diversi capitoli di una storia familiare più ampia. Cecilia fu la madre di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, mentre Carlotta divenne sua moglie nel 1737. Giulia, invece, appartiene a una fase precedente: fu infatti una delle prime esponenti della famiglia Gaetani dell’Aquila d’Aragona a intrecciare il proprio destino con quello dei principi di Sansevero attraverso il matrimonio con Paolo di Sangro, quarto principe di Sansevero.


La sua presenza nella Cappella testimonia quindi l’origine di un legame dinastico destinato a rinnovarsi nel corso dei secoli, trasformando il luogo in una vera memoria genealogica delle due casate.


Una famiglia tra Fondi, Traetto e la nobiltà napoletana


Per comprendere il ruolo di Giulia è necessario ricordare brevemente le origini della famiglia alla quale apparteneva.


I Gaetani dell’Aquila d’Aragona nacquero dall’unione tra la famiglia Caetani e il casato dell’Aquila avvenuta nel 1299, quando Roffredo III Caetani sposò Giovanna dell’Aquila, ultima erede del conte di Fondi Riccardo dell’Aquila. Attraverso questo matrimonio i Caetani entrarono in possesso della Contea di Fondi e del Ducato di Traetto, ampliando notevolmente la propria influenza nel territorio del Regno di Napoli.


Il successivo legame con la dinastia aragonese consolidò ulteriormente il prestigio della famiglia. Nel corso del XV secolo, infatti, i rapporti con la casa reale di Napoli portarono all’aggiunta del nome Aragona, simbolo dell’alleanza con la monarchia spagnola.


La confisca dei feudi di Fondi e Traetto nel 1497 segnò la fine del dominio territoriale diretto dei Gaetani su quei territori, ma non determinò la scomparsa della famiglia dalla scena politica e sociale del Mezzogiorno. Il casato continuò infatti a svilupparsi attraverso nuovi rami e alleanze matrimoniali, tra cui quello dei duchi di Laurenzana, protagonista della storia successiva.

È proprio all’interno di questo ramo che si inserisce Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona.


Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona e il legame con i principi di Sansevero


Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona nacque nel 1608 all’interno di una delle più importanti famiglie aristocratiche del Regno di Napoli. Figlia di Francesco Gaetani dell’Aquila d’Aragona e di Diana di Capua, apparteneva al ramo dei duchi di Laurenzana, discendente dagli antichi conti di Fondi e duchi di Traetto.


La sua famiglia rappresentava pienamente la nobiltà meridionale del periodo: una classe aristocratica che aveva costruito il proprio prestigio attraverso il possesso di titoli, il servizio alla monarchia e una fitta rete di alleanze matrimoniali con le principali casate del Regno.


Il matrimonio con Paolo di Sangro, quarto principe di Sansevero, celebrato nella prima metà del Seicento, rappresentò un momento significativo nella storia delle due famiglie. Attraverso questa unione i Gaetani dell’Aquila d’Aragona entrarono nella genealogia dei principi di Sansevero, creando un legame destinato a proseguire nelle generazioni successive.


Questa continuità familiare arriverà fino al Settecento, quando Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona diventerà la madre di Raimondo di Sangro e Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona ne diventerà la consorte. La storia di Giulia costituisce quindi il primo capitolo di un rapporto tra due casate che troverà nella Cappella Sansevero la sua massima espressione simbolica.


Paolo di Sangro e il monumento funerario nella Cappella Sansevero


Accanto alla memoria di Giulia, la Cappella Sansevero conserva anche il monumento dedicato al marito Paolo di Sangro, quarto principe di Sansevero, morto nel 1636.


Il deposito funebre rappresenta una delle testimonianze più importanti della fase seicentesca della Cappella. Per lungo tempo attribuito alla scuola di Cosimo Fanzago, è oggi considerato opera della collaborazione tra Berardo Landini e Giulio Mencaglia.


Il monumento celebra il principe attraverso un linguaggio tipicamente aristocratico, nel quale la memoria del defunto si fonde con la rappresentazione delle sue virtù e dei suoi successi militari. L’iscrizione ricorda infatti le imprese compiute e le onorificenze ricevute, tra cui il prestigioso titolo di cavaliere del Toson d’Oro conferito da Filippo IV di Spagna.


Gli elementi decorativi richiamano inoltre il tema della caducità della vita: il teschio, la clessidra e altri simboli ricordano il trascorrere inevitabile del tempo, mentre la figura del principe mantiene un’immagine di forza e dignità.


Il monumento di Paolo e la scultura dedicata a Giulia costruiscono quindi un doppio ricordo familiare: quello della virtù femminile e quello del prestigio politico e militare del principe.


La Liberalità: il volto simbolico di Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona


La memoria di Giulia nella Cappella Sansevero è affidata alla scultura della Liberalità, realizzata da Francesco Queirolo nella metà del Settecento, nello stesso periodo delle altre opere destinate a completare il programma decorativo voluto da Raimondo di Sangro.


La figura femminile è rappresentata al naturale con grande eleganza: il volto raffinato e il morbido panneggio della veste restituiscono un’immagine di equilibrio e armonia. La scelta della virtù della Liberalità non deve essere interpretata soltanto come un elogio della generosità personale, ma come un riferimento a un ideale morale profondamente legato alla cultura aristocratica dell’epoca.


Nella mano sinistra la donna tiene una cornucopia dalla quale fuoriescono ori e gioielli, simbolo dell’abbondanza e della ricchezza condivisa. Nella destra stringe invece alcune monete e un compasso. Quest’ultimo elemento introduce un significato fondamentale: la liberalità non consiste nel semplice possesso o nella distribuzione indiscriminata delle ricchezze, ma richiede misura, equilibrio e capacità di amministrazione.


La virtù rappresentata diventa così l’unione tra generosità e razionalità, tra la volontà di donare e la capacità di farlo secondo giustizia.


Accanto alla figura compare un’aquila che, nella tradizione simbolica, rappresenta forza, elevazione e temperanza. Secondo i bestiari medievali era inoltre l’unico animale capace di sostenere lo sguardo rivolto verso il sole, diventando così simbolo di conoscenza e superiorità spirituale.


Alle spalle della scultura compare una piramide, elemento già presente nella tradizione funeraria occidentale come simbolo della gloria dei principi e della memoria eterna. Tuttavia, all’interno della Cappella Sansevero, la piramide assume un significato più complesso.


La cultura di Raimondo di Sangro, i suoi interessi per la tradizione ermetica, per Ermete Trismegisto e per gli studi di Athanasius Kircher rendono possibile una lettura collegata alla sapienza egizia e alla cosiddetta prisca theologia, ovvero l’idea di una conoscenza originaria e universale tramandata attraverso le civiltà antiche.


Anche la Liberalità, dunque, non è soltanto un ritratto idealizzato di Giulia, ma diventa parte di un più ampio sistema simbolico nel quale ogni elemento della Cappella dialoga con gli altri.


Una memoria familiare scolpita nel tempo


La storia di Giulia Gaetani dell’Aquila d’Aragona permette di comprendere come la Cappella Sansevero non sia soltanto un luogo di celebrazione artistica, ma anche un archivio della memoria familiare dei suoi protagonisti.


Se Cecilia rappresenta il legame più intimo con Raimondo di Sangro, essendo sua madre, e Carlotta rappresenta la continuità della famiglia attraverso il matrimonio con il principe, Giulia rappresenta l’origine di quel rapporto tra Gaetani dell’Aquila d’Aragona e di Sangro che attraverserà più generazioni.


Le tre donne raccontano quindi tre momenti diversi della stessa storia: l’ingresso della casata nella famiglia dei principi di Sansevero, la continuità dinastica e infine la celebrazione della memoria attraverso l’arte.


Ancora una volta la Cappella Sansevero dimostra come le opere custodite al suo interno non siano semplici decorazioni, ma frammenti di una narrazione più ampia fatta di genealogie, alleanze e simboli. Ogni statua conserva la memoria di una persona, ma allo stesso tempo racconta la storia di una famiglia e del tempo in cui visse.



Sitografia di riferimento



Scultura della Liberalità nella Cappella Sansevero a Napoli: https://www.museosansevero.it/la-cappella-e-il-cristo-velato/le-statue/liberalita

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Post: Archeologia/Urbanistica
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